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Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress. In questo compito, i nostri amici hanno sempre avuto un'alleata formidabile, l'apatia degli iscritti al sindacato, che nella stragrande maggioranza sono moderati e che non si degnano di assistere alle riunioni di settore indette dal sindacato stesso. Attualmente i dieci sindacati maggiori, degli ottanta affiliati al partito Laburista, controllano la metà dei voti del movimento sindacale; e di questi dieci, nove sono controllati al vertice da dirigenti dell'estrema sinistra, mentre all'inizio degli anni Settanta erano appena due.

Ci sono poi i partiti laburisti circoscrizionali, o PLC. Al centro di questi stanno i comitati direttivi generali che, oltre a gestire l'attività quotidiana del partito nell'ambito della circoscrizione, hanno un'altra funzione vitale: scegliere il candidato laburista al Parlamento. Nel decennio tra il e il , giovani attivisti dell'estrema sinistra più intransigente incominciarono a insediarsi nelle circoscrizioni e, partecipando assiduamente alle noiose e poco frequentate riunioni di tali PLC, riuscirono a estromettere i vecchi dirigenti, assumendo il controllo di un comitato direttivo generale dopo l'altro.

Via via che ogni circoscrizione cadeva nelle mani degli attivisti dell'estrema sinistra, la posizione dei parlamentari che rappresentavano tale circoscrizione e che erano in maggioranza centristi divenne sempre più difficile.

Tuttavia non era facile estrometterli. Per assicurare il vero trionfo dell'estrema sinistra era necessario indebolire e praticamente evitare l'indipendenza della coscienza di un deputato al Parlamento e trasformarlo, da rappresentante degli interessi di tutti i suoi elettori, in un semplice legato del suo comitato direttivo generale. Questa manovra fu brillantemente compiuta dall'estrema sinistra a Brighton nel con l'approvazione del nuovo regolamento che imponeva la riselezione o la deselezione annuale dei deputati al Parlamento da parte dei rispettivi comitati direttivi.

Il nuovo regolamento produsse un notevolissimo spostamento dell'asse del potere. Un gruppo di centristi si scisse per fondare il partito Socialdemocratico; altri furono deselezionati e abbandonarono la politica; alcuni dei centristi più efficienti furono assediati fino a quando si decisero a dimettersi.

Tuttavia al partito Laburista parlamentare, per quanto evirato e umiliato, restava ancora una funzione vitale: il diritto esclusivo di eleggere il leader del partito. Per completare la manovra sui tre fronti era indispensabile togliergli anche questo potere. Il collegio elegge il nuovo leader come e quando è necessario, e lo riconferma annualmente.

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Frederick Forsyth 44 — Il Quarto Protocollo La lotta per il potere che ho fin qui esposto ci conduce alle elezioni generali del La conquista era quasi completa, ma i nostri amici avevano commesso due errori, allontanandosi dalla dottrina leninista della prudenza e della dissimulazione. Si erano esposti troppo scopertamente e clamorosamente per vincere quegli scontri titanici, e si trovarono colti alla sprovvista quando furono indette le elezioni anticipate.

L'estrema sinistra avrebbe avuto bisogno di un anno ancora per consolidarsi, unificarsi e piegare le resistenze. Ma non l'ebbe. E c'era di peggio: l'opinione pubblica britannica aveva visto il vero volto dell'estrema sinistra. Come ricorderà, le elezioni del si risolsero apparentemente in un disastro per il partito Laburista, ormai dominato dalla sinistra estrema.

Per riassumere, sulle circoscrizioni elettorali della Gran Bretagna, nel il partito Laburista ottenne la vittoria in sole Ma non fu una catastrofe come poteva sembrare.

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Innanzi tutto, dei deputati laburisti eletti, cento erano di sinistra, e quaranta di loro erano anzi di estrema sinistra. Sebbene sia poco numeroso, oggi il partito Laburista parlamentare è il più qualificato a sinistra che mai sia esistito nella Camera dei Comuni. Ben presto si resero conto che, dopo le lotte feroci ma necessarie sostenute dai nostri amici tra il e il per conquistare il potere nel partito, era venuto il momento di ristabilire l'unità e di ricostruire la base incrinata del potere nel paese, in vista delle elezioni successive.

Questo nuovo programma ebbe inizio, sotto la guida dell'estrema sinistra, alla conferenza del partito nell'ottobre del e da allora è continuato senza soste. In terzo luogo, tutti si resero conto della necessità di ritornare a quella clandestinità richiesta da Lenin ai fedelissimi che devono operare in una società borghese.

A questo si è affiancato il ritorno a un apparente e sorprendente grado di moderazione. È stato necessario un immenso sforzo di Frederick Forsyth 45 — Il Quarto Protocollo autodisciplina per giungere a tanto, ma ancora una volta i nostri compagni hanno saputo fare il loro dovere.

Dall'ottobre l'estrema sinistra ha vestito con efficienza i panni della cortesia, della tolleranza e della moderazione; ha esaltato continuamente l'importanza fondamentale dell'unità del partito e per realizzare questo scopo ha fatto parecchie concessioni in precedenza ritenute impensabili. Tanto l'ala centrista, soddisfattissima e ben disposta, quanto i mass-media appaiono completamente rassicurati dalla nuova, accettabile facciata presentata dai nostri amici marxisti-leninisti.

Più segretamente, è stata portata a compimento la conquista del partito. Tutti i comitati-chiave sono oggi nelle mani dell'estrema sinistra, oppure, alternativamente, possono venire dominati molto in fretta nel corso di un'unica riunione d'emergenza. L'ala centrista del partito, a eccezione di una dozzina di scettici, si è lasciata effettivamente disarmare dalla ritrovata unità e dall'assenza di pressioni e di insistenze.

Tuttavia, il pugno di ferro è tuttora nascosto nel guanto di velluto. A livello delle circoscrizioni, la presa di potere nei PLC da parte degli elementi di estrema sinistra è continuata con discrezione, senza attirare l'attenzione dell'opinione pubblica e dei mass-media.

La stessa cosa, come ho già accennato, è avvenuta anche nell'ambito del movimento sindacale. Nove dei dieci sindacati maggiori e la metà degli altri settanta appartengono oggi all'estrema sinistra, e anche in questo caso si è agito volutamente con una discrezione di gran lunga superiore a quella dimostrata prima del Per riassumere, attualmente l'intero partito Laburista britannico è nelle mani dell'estrema sinistra, sia direttamente, sia tramite surrogati appartenenti alla sinistra"morbida", sia tramite centristi sottoposti ad adeguate intimidazioni, oppure potenzialmente, mediante la convocazione di riunioni d'emergenza dei relativi comitati; tuttavia la massa degli iscritti al partito e ai sindacati, i mass-media e la stragrande maggioranza dei vecchi elettori laburisti non sembrano rendersene conto.

In quanto al resto, da quaranta mesi l'estrema sinistra si sta preparando alle prossime elezioni generali in Gran Bretagna come a una campagna Frederick Forsyth 46 — Il Quarto Protocollo militare. Per conquistare in Parlamento la maggioranza semplice dovrebbe ottenere seggi, diciamo per maggior sicurezza. Oggi dispone di seggi che si possono considerare assolutamente certi.

Gli altri , perduti nel o nel , sono ritenuti riconquistabili e sono stati designati come obiettivi da raggiungere. È un fatto caratteristico della vita politica britannica che la popolazione, dopo due mandati esercitati da un dato tipo di governo, spesso ritiene che sia giunto il momento di cambiare, anche se il governo in carica non è veramente impopolare.

In questi ultimi quaranta mesi il partito Laburista si è prefisso lo scopo di riconquistare questa fiducia, sia pure a prezzo dei sotterfugi ai quali sono costretti a ricorrere i nostri amici. A giudicare dai recenti sondaggi d'opinione, la campagna è sostanzialmente riuscita, perché lo scarto tra i conservatori al potere ed i laburisti all'opposizione si è ridotto a pochi punti percentuali. Se si tiene inoltre presente che nel sistema britannico ottanta seggi"marginali"decidono in realtà l'esito delle elezioni, e che questi seggi marginali vengono in definitiva assegnati all'uno o all'altro partito dallo spostamento di non più del quindici per cento dei voti, i cosiddetti"voti fluttuanti", il partito Laburista ha buone possibilità di ritornare al governo alle prossime elezioni generali.

La semplice vittoria laburista, comunque, non basterebbe da sola a destabilizzare la Gran Bretagna e a portarla oltre la soglia della rivoluzione. Questo piano è ormai in corso di realizzazione. Mi consenta una seconda digressione per spiegare come viene eletto il leader del partito Laburista. Da quando, grazie alle pressioni dei nostri amici dell'estrema sinistra, fu istituito il cosiddetto collegio elettorale, la procedura divenne la seguente: dopo le elezioni politiche generali, la presentazione delle candidature per la carica di capo del partito si chiudeva trenta giorni dopo che i deputati eletti avevano prestato giuramento.

Durante i tre mesi successivi i candidati rivali potevano condurre la loro Frederick Forsyth 47 — Il Quarto Protocollo campagna prima che si riunisse il collegio elettorale. Nel caso di una sconfitta laburista, era facile che il leader venisse sostituito; nel caso di una vittoria invece sarebbe stato impensabile rovesciare il primo ministro, poiché quei tre mesi gli avrebbero permesso di organizzare le masse in tutto il paese, e le masse l'avrebbero sostenuto.

Ma lo scorso anno, alla conferenza d'ottobre, i nostri amici che dominavano il Comitato Esecutivo Nazionale sono riusciti a ottenere l'approvazione di una piccola"riforma". Nell'eventualità di una vittoria laburista alle elezioni, il leader verrebbe confermato con rapidità ed efficienza nel modo che segue: le candidature alla leadership dovrebbero essere presentate entro tre giorni dalla proclamazione dei risultati elettorali.

Avrebbe quindi luogo una riunione straordinaria del collegio elettorale, quattro giorni più tardi. Dopo la riunione del collegio elettorale e la"scelta"del leader del partito, per due anni non sarebbero ammesse altre elezioni interne: non si terrebbero, quindi, nell'anno successivo. A quanti esitavano nell'appoggiare questa"riforma"è stato fatto osservare che l'intero procedimento della"conferma"sarebbe stato una semplice formalità.

Nessuno, evidentemente, sarebbe stato disposto a contrapporsi al leader vittorioso in attesa di essere chiamato a Palazzo, che sarebbe stato logicamente appoggiato e rieletto senza la minima difficoltà.

In realtà, invece, lo scopo è esattamente il contrario. Un candidato alternativo si presenterebbe chiedendo di essere eletto alla carica di leader.

Il pochissimo tempo a disposizione impedirebbe qualsiasi organizzazione della base; i comitati esecutivi nazionali dei sindacati esprimerebbero il loro quaranta per cento dei voti a nome dei milioni di iscritti, e questi comitati sono dominati dai nostri amici. Con l'aggiunta della metà del partito parlamentare, l'alleanza disporrebbe di più del cinquanta per cento del collegio elettorale. E la regina sarebbe costretta a convocare a Palazzo il nuovo leader.

Passo ora alle precisazioni. Non formano un comitato perché, sebbene siano in contatto tra loro, non s'incontrano quasi mai tutti insieme. Ognuno di loro ha lavorato tutta la vita per farsi strada nell'apparato interno; e ognuno di loro dispone di un'influenza di gran lunga superiore a quella comportata dal suo incarico. Frederick Forsyth 48 — Il Quarto Protocollo Ognuno di loro è un marxista-leninista convinto e fedele. Sono in tutto venti, diciannove uomini e una donna. Nove sono sindacalisti, sei inclusa la donna sono deputati laburisti attualmente in carica, due sono accademici, uno è pari del regno, uno è avvocato e l'altro editore.

Sono costoro che guideranno e gestiranno la presa del potere. Quando avrà assunto la leadership del partito e la carica di primo ministro, il nuovo venuto avrà carta bianca, con l'appoggio del Comitato Esecutivo Nazionale del partito, e potrà formare il governo secondo i suoi criteri e varare immediatamente il programma legislativo prestabilito.

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In pratica, la popolazione avrà votato per un governo tradizionalista della sinistra"morbida"o riformista, ma il potere verrà preso da un regime interamente di estrema sinistra, senza la fastidiosa necessità di vincere le elezioni. In quanto al programma legislativo, allo stadio attuale è costituito da venti misure auspicabili che, per ovvie ragioni, finora non sono state messe sulla carta. Tutte queste misure rappresentano da molto tempo il programma dell'estrema sinistra, sebbene soltanto poche di esse siano incluse nel manifesto ufficiale del partito Laburista, e vi siano incluse in forma edulcorata.

I primi quindici punti riguardano la nazionalizzazione totale delle imprese, delle proprietà e delle ricchezze private; l'abolizione integrale della proprietà terriera privata, dei servizi medici privati e dell'istruzione privata; la subordinazione degli insegnanti, della polizia, dei mezzi d'informazione e dei tribunali al controllo dello stato; e l'abolizione della Camera dei Lord, che ha il diritto di porre il veto a un eventuale atto di autoperpetuamento da parte di un governo eletto.

Ovviamente, la rivoluzione britannica non potrebbe venire arrestata o rovesciata secondo il capriccio dell'elettorato.

Frederick Forsyth 49 — Il Quarto Protocollo d L'immediata espulsione dalla Gran Bretagna di tutte le forze armate degli Stati Uniti, convenzionali e nucleari, con tutto il personale e il materiale relativo. Non è necessario che io sottolinei, compagno Segretario Generale, che queste ultime cinque proposte, una volta tradotte in pratica, incrinerebbero il sistema difensivo dell'Alleanza Atlantica in un modo al quale non sarebbe possibile porre rimedio, almeno per moltissimo tempo.

Dopo il ritiro della Gran Bretagna, molto probabilmente le nazioni minori della NATO farebbero ben presto altrettanto, e gli Stati Uniti rimarrebbero assolutamente isolati sull'altra sponda dell'Atlantico. Cordialmente, Harold Adrian Russell Philby 4 Gli uomini che si presentarono a Raul Levy erano quattro: grandi e grossi e arrivarono con due macchine. Dalla prima macchina scesero due uomini che si avviarono a passo deciso ma senza chiasso lungo il vialetto, verso la porta.

I due autisti rimasero in attesa, con i fari spenti e i motori accesi. Era molto freddo; le sette erano passate da poco, c'era un buio pesto e nessuno passava per la Molenstraat, quella sera del 15 gennaio. Gli uomini che bussarono alla porta erano decisi e sbrigativi, come se non avessero tempo da perdere: avevano un lavoro da fare e pensavano che la cosa migliore per tutti era concluderlo al più presto.

Non si presentarono, quando Levy venne ad aprire. Levy aveva appena incominciato a protestare quando quattro dita rigide lo colpirono al plesso solare, mozzandogli la voce nella gola.

Quando ripartirono, con Levy stretto in mezzo a loro sul sedile posteriore, avevano impiegato in tutto venti secondi. Lo portarono al Kasselse Heide, un grande parco pubblico a nord-ovest di Nijlen, una ventina di ettari di erica, erba, querce e conifere, completamente deserto. Le due macchine si fermarono molto lontano dalla strada, in mezzo all'erica. Il guidatore della seconda, che doveva occuparsi dell'interrogatorio, venne a prendere posto sul sedile anteriore riservato al passeggero.

Sembrava che non avessero interesse a farne. Levy proruppe in un lungo urlo balbettante. Di Londra. Dove sono? Levy glielo disse senza esitare. Non c'era nulla che potesse compensare la perdita delle mani e la possibilità di continuare a guadagnarsi da vivere. L'uomo che l'interrogava rifletté freddamente sulle informazioni ricevute.

Le chiavi erano nella tasca dei calzoni di Levy. I due che gli stavano seduti al fianco sembravano disinteressarsi di lui. L'autista guardava fisso davanti a sé, con le mani inguantate sul volante. L'uomo che li ha portati. I due si scambiarono i ruoli. Quello di destra prese le pinze e la mano destra di Levy.

Quando gli ebbero stritolato due articolazioni, Levy disse quello che volevano sapere. Le due station-wagons si mossero sobbalzando verso la strada. Tornarono a Nijlen. Quando passarono davanti a casa sua, Levy vide che era buia e chiusa.

Attraversarono il centro della cittadina e proseguirono verso est. Tre chilometri a est di Nijlen la Looy Straat attraversa i binari, dove la ferrovia Lier-Herentals procede diritta come una freccia e i grossi locomotori diesel-elettrici filano a più di cento chilometri orari.

Ai due lati del passaggio a livello ci sono alcune fattorie. Le macchine si fermarono poco prima del passaggio a livello e spensero i fari e i motori.

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Quando ebbero vuotato per tre quarti la bottiglia, lo lasciarono in pace. Levy Frederick Forsyth 52 — Il Quarto Protocollo non era più cosciente, ma si muoveva sussultando. I due che gli sedevano accanto lo trascinarono fuori e lo portarono verso la strada ferrata. Lo deposero sui binari, con le mani stritolate e la testa fratturata appoggiate su una rotaia. Era un percorso abituale, e prima della una sarebbe stato a casa, nel suo letto caldo, a Herentals. Era un tragitto senza fermate intermedie.

I fari del grosso illuminavano i binari per un centinaio di metri. Era già capitato a due suoi colleghi: suicidi o ubriachi, non si sapeva mai. Era impossibile saperlo, dopo. Con un locomotore come quello non si sentiva neppure l'urto, avevano detto.

Andava ancora a una cinquantina di chilometri orari. Dopo l'inevitabile telefonata di controllo all'uomo che era venuto a vedere, fu accompagnato in ascensore e lungo vari corridoi fino all'ufficio del capo della Sicurezza Interna del ministero, una stanza all'ultimo piano, sul retro dell'edificio affacciato sul Tamigi. Il generale di brigata Bertie Capstick non era cambiato molto dall'ultima volta che Preston l'aveva visto anni prima, nell'Ulster. Si accomodi, si accomodi. Ma un tempo era stato un soldato duro ed efficiente, e si era addentrato nel territorio dei terroristi durante la campagna della Malacca, e più tardi aveva comandato un gruppo di esperti d'infiltrazione nelle giungle del Borneo durante quella che adesso veniva chiamata"la crisi indonesiana".

In nome dei vecchi tempi. Comunque, il caffè che servono qui è uno schifo. Senza offesa, Bertie. Ecco come mi sono ridotto. Certo, ormai sono un ufficiale in pensione, e quindi non posso lamentarmi. Andai in pensione a cinquantacinque anni e riuscii a ottenere questo posticino. Non è poi tanto male. Prendo il treno tutti i giorni, controllo le cose di ordinaria amministrazione relative alla sicurezza, mi accerto che nessuno faccia il cattivo, e torno a casa da mia moglie. Poteva andare peggio.

Comunque, beviamo al ricordo dei bei tempi andati. L'ultima volta che aveva visto Bertie Capstick, che allora era colonnello, quasi sei anni prima, l'ufficiale dai modi ingannevolmente estroversi era vicedirettore del Servizio Segreto Militare nell'Irlanda del Nord, e lavorava in quel complesso di edifici, a Lisburn, le cui banche di dati sono in grado di dire al richiedente anche quale esponente dell'IRA si è grattato di recente la schiena. Preston era stato uno dei suoi"ragazzi".

Allora lavorava in abiti civili, clandestinamente, e attraversava i ghetti dei provos più fanatici per andare Frederick Forsyth 54 — Il Quarto Protocollo a parlare con gli informatori o a ritirare i pacchetti dalle"caselle postali". E Bertie Capstick aveva sostenuto energicamente le sue ragioni di fronte ai burocrati di Holyrood House quando Preston era stato"bruciato"e per poco non ci aveva lasciato la pelle durante una missione.

Era il 28 maggio e il giorno seguente i giornali avevano pubblicato una breve notizia. Preston si trovava a bordo di una macchina con la quale era entrato nel quartiere di Bogside, a Londonderry, per incontrarsi con un informatore. In seguito non era mai stato possibile accertare se c'era stata una soffiata a un livello più alto, se la macchina che guidava era stata già usata troppo spesso, o se la sua faccia era stata riconosciuta dalle spie dei provos.

Comunque, qualcosa doveva essere successo, perché quando era entrato in quella roccaforte repubblicana una macchina con a bordo quattro provos armati era uscita da una strada secondaria e l'aveva seguito. Preston li aveva visti subito nello specchietto retrovisore e aveva rinunciato all'incontro. Ma i provisionals volevano qualcosa di più. In pieno ghetto, gli avevano tagliato la strada ed erano scesi dalla macchina. Due brandivano gli Armalites, e un altro una pistola.

Poiché non aveva possibilità di ripiegare in buon ordine, Preston aveva preso l'iniziativa. Contrariamente alle attese degli aggressori e con loro grande costernazione, s'era gettato rotolando dalla macchina, proprio mentre gli Armalites la crivellavano. Aveva in pugno la Browning calibro nove a tredici colpi, regolata sull'automatico. E aveva sparato da terra. Preston ne aveva uccisi due sul colpo e aveva ferito il terzo al collo.

L'autista aveva innestato la marcia ed era scomparso con un gran stridore di gomme. Naturalmente era scoppiato il finimondo: inchieste, interrogatori, preoccupazioni in alto loco. Preston non poteva continuare quel genere di lavoro. Era ormai bruciato, per usare il termine di gergo del mestiere: era stato identificato.

Non era più utile. Il provo sopravvissuto sarebbe riuscito a riconoscere dovunque la sua faccia. Non volevano saperne neppure di lasciarlo tornare al suo vecchio reggimento di paracadutisti ad Aldershot. Chi poteva sapere quanti provos ronzavano intorno ad Aldershot?

Gli avevano offerto di scegliere tra Hong Kong e la porta. Era saltata fuori una terza possibilità. Lasciare l'esercito a quarantun anni, con il grado di maggiore, ed entrare nell'MI5. Preston aveva accettato. Come sta Julia, a proposito? Tre anni fa. Mi dispiace. A quel tempo no. Adesso c'è qualcuno, credo. Ma era il mio lavoro Vede spesso suo figlio? Capstick non avrebbe potuto colpire un punto più delicato.

Nel suo piccolo, solitario appartamento di South Kensington, Preston teneva due fotografie. Una mostrava lui e Julia il giorno delle nozze: lui a ventisei anni, elegante nell'uniforme da paracadutista, lei a vent'anni, bellissima nell'abito bianco. L'altra era una foto di suo figlio Tommy, che per lui contava più della vita. Avevano vissuto una vita normale in vari alloggi dell'esercito riservati agli ufficiali sposati, e Tommy era nato dopo otto anni. La sua nascita aveva reso felice John Preston, ma non la moglie.

Poco dopo Julia aveva incominciato a stancarsi dei doveri della maternità, aggravati dalle lunghe assenze del marito, e aveva preso a lamentarsi per le scarse disponibilità economiche. Aveva insistito perché lui lasciasse l'esercito e si trovasse un posto meglio remunerato nella vita civile, rifiutando di capire che amava il suo lavoro e che la noia di un impiego nell'industria o nel commercio l'avrebbe ridotto alla disperazione.

Si era fatto trasferire al Servizio Segreto, ma era stato anche peggio. Poi aveva incominciato l'attività clandestina, e tutti i contatti si erano interrotti. Avevano tentato ancora una volta; s'erano stabiliti nei sobborghi mentre lui lavorava all'MI5 e quasi ogni sera ritornava a casa, a Sydenham. Non c'erano più state lunghe separazioni, ma ormai il matrimonio era in crisi.

Julia avrebbe voluto qualcosa di più di quello che poteva garantire il suo stipendio. Lei s'era impiegata come receptionist in una casa di mode nel West End quando Tommy, a otto anni, era stato iscritto in seguito alle insistenze di Julia in una scuola privata, vicino a casa.

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La spesa aveva gravato ancora di più sulle loro finanze. Un anno dopo, Julia se n'era andata portandosi via Tommy. Adesso, Preston lo sapeva, conviveva con il principale, che era abbastanza vecchio per poter essere suo padre, ma anche abbastanza ricco per mantenerla nel lusso e pagare la retta per Tommy in una buona scuola, a Tonbridge.

Ormai, Preston vedeva raramente il figlio dodicenne. Aveva proposto a Julia il divorzio, ma lei non voleva saperne.

Dopo tre anni di separazione, Preston avrebbe potuto ottenerlo comunque, ma Julia aveva minacciato di tenersi Tommy, perché lui non avrebbe potuto permettersi di mantenere il ragazzo e di pagarle gli alimenti. Preston era con le spalle al muro, e lo sapeva.

Julia gli concedeva di tenere con sé Tommy per una settimana durante le vacanze e di vederlo una domenica per ogni semestre di scuola. Sa dove trovarmi, se saltasse fuori qualcosa di grosso. Non ne sono rimasti molti, di quelli in gamba come noi. Louis Zablonsky conosceva gli uomini che arrivarono con un furgone e bussarono alla porta quel sabato sera, sul tardi. Era solo in casa, come avveniva sempre il sabato; Beryl era uscita e sarebbe tornata dopo mezzanotte.

Immaginava che gli uomini lo sapessero. Stava guardando un film alla televisione quando aveva sentito bussare, e non aveva dato molta importanza alla cosa. Aveva aperto e quelli erano entrati, chiudendosi l'uscio alle spalle. Erano tre. Diversamente dai quattro Frederick Forsyth 57 — Il Quarto Protocollo che avevano fatto visita a Raoul Levy due giorni prima un avvenimento di cui non sapeva nulla, perché non leggeva i giornali del Belgio , questi erano teppisti assoldati nell'East End di Londra, slags, nel gergo della malavita.

Due erano bruti dalle facce piatte, pronti a fare qualunque cosa e a obbedire agli ordini del terzo. Il terzo era magro, butterato, con la faccia da carogna e i capelli d'un biondo sporco. Zablonsky non li conosceva personalmente, ma conosceva il genere cui appartenevano. Li aveva visti nei campi di concentramento, in uniforme.

Capiva che era inutile. Era inutile resistere, inutile supplicare. Lo spintonarono fino al salotto e lo buttarono a sedere sulla poltrona. L'altro rimase vicino, accarezzandosi un pugno con il palmo dell'altra mano.

Portava un tirapugni di bronzo. La bocca del gioielliere si ridusse in uno sfasciume di denti, labbra, sangue e gengive. Il biondo sorrise.