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COPIONI CABARET SCARICA


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    Genere: Dialetto. Personaggi: 15 8U, 7D. Atti: 3. Epoca: Attuale. Scenografia: Scelta registica. Trama: In una famiglia qualsiasi il nonno è di troppo; occupa la stanza che il nipote vorrebbe per sé.

    Di "Salti mortali" ha parlato anche la stampa!

    Leggete l'articolo pubblicato da www. Questo è il mio primo lavoro su commissione , nel senso che l'ho scritto per qualcuno che me l'ha chiesto. Fabrizio Biuzzi , autore del libro "Il lavoro rende liberi se lo trovi " e mio amico d'infanzia, mi ha contattato e mi ha proposto di ricavare una commedia dal suo libro. Io - ovviamente - prima di tutto mi sono letto il libro; poi ho dato la mia disponibilità. Il risultato è "Salti mortali", due atti in italiano originali e divertenti.

    E non lo dico io, eh: lo dice Fabrizio! A te la parola! Lo vedete qui a fianco? Non di matrimonio, ma bisogna proprio spiegarvi tutto? La proposta di fare una commedia dal mio libro 'Il lavoro rende liberi se lo trovi '. E questo soprattutto nel finale, in cui dopo tante peripezie e molti colloqui, il protagonista, insomma io….

    Leggete la commedia, ne vale la pena… E dato che ci siete, perché non date una sbirciatina anche al mio libro???? Potete trovarlo qui oppure qui.

    Mi raccomando, eh? Un saluto a tutti voi. Fabrizio Biuzzi. Due atti. Ve la canterei, ma prima di tutto sono stonato, e poi per iscritto come si fa? Il presentatore entra in scena convinto di dover introdurre uno spettacolo circense, invece si tratta di tutt'altro: i tentativi fatti da Fabrizio Biuzzi per cercare lavoro.

    E si scoprirà alla fine che Questa rielaborazione mi fu richiesta espressamente da Mauro Fattori , grandissimo interprete e regista vernacolare di queste parti, da poco scomparso e in passato più volte in forza alla Nuova Compagnia Teatrale di Ponte a Elsa.

    Il buon Mauro infatti volle realizzare una specie di "amarcord" della suddetta Compagnia, una serata durante la quale riunire alcuni fra i principali interpreti della sue storia anch'io ero uno di questi.

    Per questo voleva mettere in scena qualcosa di semplice e, nel contempo, cercare di coinvolgere più gente possibile; e mi chiese quindi di "rimpolpare" la farsetta " Gosto e Mea", che più o meno già sapevamo tutti a mente da quante volte l'avevamo fatta.

    E io accettai di buon grado. Con la mia rielaborazione dura un po' di più, ci sono tre personaggi in più e Tutto qui. E inoltre visto che non è tanto lunga de "La contesa di Gosto e Mea" ho fatto due versioni : in empolese e in italiano.

    Farsa in un atto, comica, in vernacolo empolese, durata circa quaranta minuti. Otto uomini di cui una voce fuori campo e tre donne. Farsa semplice ed agreste, molto adatta per debuttanti o compagnie di bambini. Gosto e Mea, due contadini "vecchio stampo" vanno a letto e si accorgono di aver lasciato l'uscio di casa aperto. Non riuscendo ad accordarsi su chi dei due deve andare a chiuderlo, stabiliscono un patto: ci va il primo che parla. Come se non bastasse poi giungono anche il dottore e il prete, tanto che alla fine la camera di Gosto e Mea è piena di gente.

    Alla fine il patto sarà rotto da Mea, e Gosto emergerà dalle lenzuola trionfante, intimandole di andare finalmente a chiudere l'uscio. Inizialmente pensavo che " Gosto e Mea" fosse una farsetta popolare: infatti l'ho sempre conosciuta in forma di prosa.

    La versione che avevo io era stata messa per iscritto da Franchino al secolo Franco Palamidessi , autore vernacolare odierno di queste parti.

    Del resto, le anche le ultime due battute di Mea e Gosto sono in rima, e la vicenda termina con una voce fuori campo che recita dei versi.

    Ho scovato questa poesia in biblioteca, scoprendo anche che " Gosto e Mea" è un titolo "non autorizzato" affibbiato spesso anche alla stessa poesia, il cui titolo vero è "La lingua di una donna alla prova". Se volete leggerla cliccate qui. I genitori, loro sono quelli che Per la precisione, sto parlando dei genitori dei compagni di scuola di mia figlia, che non appena seppero che io mi dilettavo nella scrittura di commedie, dissero subito "si fa una recita a fine anno?

    Tanto ce la scrive lui! L'ho scritta. Ma l'ho fatto volentieri, soprattutto perché il risultato mi piace assai. E' ambientato in un'aula scolastica, è semplice da mettere in scena e adatto a un pubblico poco esigente. Possono farlo i genitori, ma anche i bambini. Perché non so se sono stato chiaro: questa me l'hanno chiesta i genitori, perché loro volevano recitare, mica i bambini!

    Atto unico. Sette personaggi, di qualsiasi sesso, più un numero di bambini idoneo a formare una classe di scuola primaria "elementare" si diceva una volta, ma a me viene da dirlo anche ora Gli errori di ortografia commessi da una classe ne provocano il trasferimento sul Pianeta " Sbagnato ", un posto dove è tutto sbagliato anche il nome, appunto e dal quale si potrà uscire solo correggendo tutti gli errori commessi. La classe farà conoscenza con una serie di personaggi bislacchi, originali e divertenti.

    E sbagliati. Chi fa parte di una compagnia teatrale amatoriale sa quale ne è il peggior nemico: le assenze.

    E allora si deve rinunciare a questa o quella replica, o imbastire in fretta e furia una nuova interpretazione; quando non si deve addirittura lasciar perdere e andare a cercarsi un copione nuovo. E allora io mi sono domandato: ma possibile che non si possa scrivere qualche cosa di "adattabile" a quanti siamo?

    Qualcosa che si possa mettere in scena anche se mancano uno o più interpreti?

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    Qualcosa che, oltretutto, non preveda scenografie complicate e lunghe da montare? Il risultato è "Vi ci piglio tutti", questo atto unico. I personaggi vanno da quattro a dodici, a seconda delle risorse disponibili. A seconda. Delle risorse. Incredibile ma vero, ecco un testo che si adatta a voi e non viceversa.

    I personaggi vanno da quattro a dodici. Per quanto riguarda il sesso, quello di uno dei quattro "di base" deve essere per forza maschile, mentre negli altri sette "facoltativi" ce n'è uno che dev'essere per forza maschio e una che dev'essere per forza femmina.

    Il resto è a piacere, o meglio: a seconda delle forze in campo. Curiosità: tutti i personaggi meno uno si chiamano con i nomi degli interpreti. Scena: semplicissima, basta una sedia e un faretto. Per quanto riguarda la musica, viene utilizzato il "Sogno" di Schumann. L'anticamera di un concorso per aspiranti attori. C'è un usciere in scena, che tutti prendono per il regista; ed egli pazientemente riceve i vari aspiranti attori e li inoltra al provino vero e proprio.

    L'esito è a sorpresa, un po' surreale, ma denso di significato. Se volete ridere , questa è la commedia che fa per voi.

    E' disseminata di battute, trovate comiche, freddure, gags , colpi di scena, situazioni paradossali Insomma, tre atti che fanno ridere. Vi ricordate i nomi dei sette nani? Sapete la storia dei Mille di Giuseppe Garibaldi? Conoscete la famigerata superstrada Firenze-Pisa-Livorno? Tutte cose che vi torneranno utili. Poi mi sono deciso, e l'ho finita.

    Ed è proprio una bella commedia , facile da rappresentare e godibile. Tre atti, brillantissimi, in vernacolo toscano. Sei uomini e cinque donne. Una particolarità: nelle ultime scene della commedia tutti e undici i personaggi sono in scena contemporaneamente. Nei cinque appartamenti che compongono quello in cui si svolge questa vicenda, aperto da poco e gestito da Carlo, dalla moglie Andreina e dalla cognata Graziella, arrivano tutti ospiti toscani, che daranno non pochi problemi ai gestori.

    Si comincia con un solo appartamento occupato, per la precisione dalla signora Luigia, inconsolabile single non più giovane, ma altri tre verranno presto occupati dai vari personaggi che arriveranno. Le loro vicende si alterneranno e si intersecheranno, fino a far diventare tutti matti. Per i sentimenti che smuove, per i valori che interessa, per le emozioni che entrano in gioco, probabilmente questa è la commedia più importante che ho scritto.

    Ha una valenza straordinaria, almeno per me, in quanto mi sono messo a confronto con eventi, fatti e pensieri di primaria rilevanza. Non pensate che sia noiosa o pomposa o melensa, tutt'altro. La vicenda è appassionante , è come una molla che si carica atto dopo atto. E si svolge negli anni che vanno dal al , un periodo storico che definire "cruciale" è quasi un eufemismo.

    Non sono di quelli che fanno le cose alla svelta, ve l'ho detto, e per far combaciare tutte le cose per benino ci ho dovuto rimuginare un bel po'. Ma del risultato sono assolutamente entusiasta , vi consiglio veramente di metterla in scena. Tre atti e un intermezzo, brillanti, in vernacolo toscano. Sei uomini e due donne.

    Nessun pezzo cantato, nessuno stacco musicale: durante una scena si dovrà udire il "silenzio" militare. In scena è necessaria una riproduzione del quadro di Giovanni Fattori "Colline senesi" vedi qui a lato ; non vi spiego perché, vi dico solo che quel quadro è connesso alla trama.

    Non voglio fare il prezioso o il misterioso, è solo che svelando questo particolare vi toglierei una parte delle emozioni che provereste vedendo la commedia o leggendo il copione. Durante l'ultima guerra, un prete chiede a delle ragazze non fidanzate di dargli i propri indirizzi, che lui porterà ai soldati italiani pure non fidanzati, perché possano scriversi.

    Valeria, che lavora come cameriera in una locanda gestita dallo zio Osvaldo e dalla cugina Giuliana, accetta e viene messa in contatto con Mauro, un caporale dell'esercito: e il rapporto epistolare ha inizio. Questo è l'antefatto: tutto quello che viene dopo è la trama vera e propria, che vedrà entrare in gioco anche Emilio, una camicia nera, Ivano, il fidanzato di Giuliana, e Paride, un fioraio che si ritrova coinvolto suo malgrado, ma che alla fine avrà un ruolo determinante nell'esito della vicenda.

    Nella foto il sottoscritto emozionatissimo con la targa del Premio e parte della giuria che lo ha assegnato: da sinistra Giovanni Bogani giornalista , Giacomo Billi assessore al turismo della Provincia di Firenze , Sergio Forconi attore teatrale e cinematografico , me medesimo, Antonella Zucchini presidente della Giuria e autrice vernacolare rappresentata in tutta Italia, visitate il suo sito e Roberta Capanni editore e giornalista.

    In particolare, il personaggio di Morena, la ragazza che va a servizio, è molto bello nel suo essere scostumata e rivelarsi pian piano sincera e altruista. Ogni personaggio ha una sua evoluzione. Questo è senz'altro il premio più importante della mia bacheca, l'ha ricevuto la commedia che amo di più e l'ha assegnato una giuria tecnica, che ha tenuto in particolare considerazione il valore, la qualità e lo stile della mia opera.

    Ragazzi, sono al settimo cielo! Ecco la commedia che a me piace di più, quella che sento più mia in assoluto: "I' lume dell'occhi ". E' nata in un tempo che per me è relativamente breve : da giugno a novembre , per l'esattezza. La prima idea mi venne mentre ero al mare: alla televisione fecero vedere una scena di "Luci della città" , il film di Charlie Chaplin nel quale il protagonista sottrae a un facoltoso signore una somma di denaro, che poi regala ad una ragazza cieca affinché si operi e possa riacquistare la vista.

    Mi chiesi "chissà quel facoltoso signore come l'avrebbe presa se avesse saputo a cosa servivano i soldi che gli avevano rubato". Colsi l'occasione per inserire nella vicenda anche Maresca e Marusca , due personaggi comici che mi erano baluginati in testa da un po' di tempo e che mi ero ripromesso prima o poi di infilare in qualcuna delle mie commedie.

    Al mare mi ero portato dietro il portatile se no che portatile è e la sera, quando la famigliola dormiva, mi mettevo sul terrazzo, al fresco, e via. Chissà perché quando mia moglie e mia figlia dormono lavoro meglio. Il personaggio chiave di questa commedia è Matilde, una ragazza non vedente.

    E non a caso l'intera opera è dedicata a mia nonna Caterina , morta nel a 93 anni e da una decina almeno quasi completamente cieca, perché - come dico nella dedica stessa - lei sapeva bene cosa vuol dire vivere senza il lume degli occhi. Tutta la vicenda vive infatti sul dualismo del lume degli occhi, inteso da una parte come la facoltà di vedere, dall'altra come un bene prezioso cui si tiene come le proprie pupille.

    E' una commedia brillante , ma non proprio brillantissima. Non è la classica commedia dove "ci si butta via dalle risate", come si dice da queste parti; anzi, forse nel finale fa più commuovere che sorridere.

    Una delle persone che l'hanno letta dice che nel finale "se ne piglia una fredda e una calda" , nel senso che a una battuta vengono gli occhi lucidi per la commozione, a quella dopo si ride di gusto. Tre atti, brillanti, in vernacolo empolese, piuttosto lunga.

    Sei uomini e sei donne. L'adattamento breve. Questa commedia aveva un solo, terribile difetto: era lunga. Nella mia attuale compagnia teatrale, Gavenadopocena , la scartammo a malincuore , perché ci rendemmo conto che la sua messa in scena avrebbe superato le tre ore di durata. Ma solo gli sciocchi non cambiano idea, come disse Oscar Wilde. Ci avevo provato , eccome, e più volte, ma non riuscivo a trovare il modo. Ma furono proprio le sue parole che mi spinsero a riprovarci con più convinzione , anche perché nel frattempo m'era venuta qualche idea nuova.

    E, come si dice, chi la dura la vince! Adesso l'adattamento breve de "I' lume dell'occhi " è realtà, ed è proprio una bella realtà , lasciatemelo dire. Vi sono due personaggi in meno, ma le parti comiche più o meno ci sono tutte; e nemmeno la trama è cambiata. Devo dire che ne sono molto soddisfatto , e consiglio a tutti quelli che hanno letto l'originale di dare un'occhiata anche a questo adattamento. Un bel giorno i soldi della vincita spariscono, e con loro anche la serva Vera e la di lei figlia Matilde, non vedente; e nel frattempo i pretendenti per le figlie di Arturo sono arrivati.

    Per Arturo sembra un'impasse senza via di uscita, ma non sempre il prossimo è come lo si giudica. E poi, come succede nei libri gialli, l'assassino torna sempre sul luogo del delitto Potete trovarlo:. No di certo.

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    Con una commedia, possibilmente brillante. Questa era la presentazione che la compagnia teatrale " Gavenadopocena " aveva scritto per " Gaveneide ". Si tratta di un atto unico, pensato e realizzato per Gavena, una frazione del comune di Cerreto Guidi Firenze. Non è, e lo dico subito, una commedia che possono mettere in scena tutti. In essa si parla esclusivamente di Gavena e dei Gavenesi presenti e passati; in sostanza, si tratta di un lavoro che ha poco senso presentare a chi non conosce il paese e i suoi abitanti.

    L'idea originale venne in occasione di un racconto di un aneddoto successo a Gavena, una storiella di paese come ce ne sono in tutti i paesi del mondo; ci fu una voce che disse "a Gavena ce ne sarebbe tante da poter scrivere una commedia! E ogni tanto ritornava fuori quell'idea: "ma ti ricordi di quando si disse di fare una commedia su Gavena?

    Finché, nel settembre , iniziammo a lavorarci sul serio. Io, mia moglie Roberta e sua cugina Beatrice due Gavenesi doc raccogliemmo alcune notizie storiche su Gavena con il prezioso aiuto di Simona Bartolommei e intervistammo alcune famiglie per raccogliere aneddoti e descrizioni di personaggi "storici" del paese.

    Poi, io scrissi il soggetto e i dialoghi. Dalla rappresentazione di " Gaveneide " nella quale io facevo la parte di Meo poi ha preso le mosse " Gavenadopocena " , la compagnia teatrale di cui ora faccio parte. Atto unico, brillante, in empolese ma non troppo, perché doveva essere rappresentata da degli autori dilettanti molti erano alla loro "prima volta" e non volevo metterli in difficoltà più di tanto con un testo che per qualcuno poteva risultare ostico nella lettura; durata un'ora e venti circa.

    Sette uomini di cui un ragazzo, un bambino è anche meglio e quattro donne. Nessun pezzo cantato, stacchetti musicali a piacere. Nelle rappresentazioni fatte da noi lo stacchetto musicale c'era, composto appositamente dal M. Tutti i personaggi maschili, tranne il ragazzo, richiedono dei costumi particolari: l'etrusco, il romano, Meo, Annibale, il capitano di parte e il principe. Un pomeriggio in casa di Filippo, un ragazzo alle prese con i compiti. Deve prepararsi sulla storia del suo paese, ma non sa come fare: chiede alla madre, ma questa non ne sa nulla.

    Arriva allora Meo, al secolo San Bartolomeo patrono di Gavena , il quale, dopo una fugace apparizione di Annibale, cerca di fare chiarezza raccontandogli pazientemente la storia di Gavena o meglio, quel poco che se ne sa e presentandogli anche altri due personaggi: il capitano di parte guelfa e il principe don Antonio de don Giovanni Ramirez de Montalvo.

    Ma nonostante gli sforzi di Meo, Filippo resta un po' deluso dalla storia del paese, che risulta alla fine frammentaria e insignificante. Allora Meo introduce tre paesane, che si mettono a raccontare gli aneddoti comici del passato di Gavena e a descrivere i personaggi più singolari e divertenti.

    Ecco che Filippo finalmente è soddisfatto: il sogno termina, ma lui ha avuto le risposte che voleva. Nel finale, Filippo e tutti gli altri personaggi declamano una poesia che è un po' il sunto della storia del paese e una sorta di ammonimento per tutti i non Gavenesi , che non sanno "qual tesoro, non d'argento e nemmen d'oro" si cela a Gavena.

    Una delle critiche che sono state mosse a " Gaveneide " sta nel fatto che, nella seconda parte, vi sono troppe vicende "indirette" : cioè cose che, invece di essere rappresentate da dei personaggi, vengono raccontate.

    In effetti è vero. Ma la scelta è stata dovuta a questioni di termine pratico : dal punto di vista tecnico probabilmente scrivere le vicende in forma di dialogo sarebbe stato anche più facile. Il problema era che, prima di tutto, la rappresentazione avrebbe richiesto una quantità piuttosto vasta di interpreti, mentre già è stato difficile reperire quelli che c'erano.

    In secondo luogo, si sarebbe trattato nella maggior parte dei casi di mettere in scena dei personaggi che non solo erano realmente esistiti e che in qualche caso erano ancora in vita , ma che la maggior parte dei Gavenesi si ricordava bene, e le inevitabili differenze che ci sarebbero state fra i personaggi teatrali e quelli veri alla fine avrebbero disorientato il pubblico. Un conto è rappresentare un personaggio storico, un' icona come Annibale , altro fatto è rappresentare, per esempio, Egisto Mazzei che aveva la bottega di alimentari: per bene che fosse andata, l'interprete ci sarebbe potuto andare vicino, ma non avrebbe mai potuto rendere il personaggio per quello che era, specialmente se non l'aveva mai conosciuto; e anch'io, scrivendo i dialoghi, avrei potuto non riuscire a rendere il suo modo di parlare.

    C'era il rischio, insomma, di fare solo delle brutte copie. E allora, meglio andare per le vie indirette, ricordare i vari personaggi nei racconti degli aneddoti che li riguardavano e lasciare che la memoria dei Gavenesi facesse il resto.

    Una curiosità : Alessandro, il ragazzo che interpretava Filippo, il protagonista di " Gaveneide ", ebbe a chiedermi una volta come mai avessi affibbiato proprio questo nome al suo personaggio.

    Un motivo c'è, in effetti: a Gavena infatti non viene ricordato solo San Bartolomeo il Meo di " Gaveneide " , ma anche San Filippo Neri , cui è dedicata una cappella nella villa pure citata più volte nel testo della commedia.

    Potete leggerlo qui per intero: cliccate qui!

    Tremagi – Il Teatro Amatoriale

    E' vero che nella vita le cose che contano sono altre, che c'è l'amore, l'amicizia, eccetera eccetera, ma queste alla fin fine sono soltanto cose che si dicono, purtroppo. Quello che comanda è sempre il portafoglio, e più è pieno, più comanda. E' sorprendente quello che si arriva a fare in nome del denaro.

    E ci penseranno i protagonisti di questa storia a darci alcuni esempi, alcuni buoni, alcuni E se volete sapere chi la spunterà, beh, non avete che da stare a guardare. Buon divertimento! È ormai tardi nel piccolo cabaret Der Sturmvogel di Berlino. Elisabeth e Karl si muovono tra gli oggetti del palco lentamente, calpestano qualche vestito, prendono qualche abito lo guardano e poi lo lasciano cadere a terra.

    Mi avevano detto che era bravo Höfgen ma invece… Spara. Le luci calano cpioni. Promette amore, dispensa ardore ma è un poveretto, un graaande attooore! Mettiti i baffi e facciamola.

    Le morti apparenti, si sà, esistono, ed è questo cabret t Il pubblico è in delirio. Si inizia a sentire una filastrocca, prima confusa, poi sempre più chiara cantata da dei bambini:. Un faro illumina una donna in piedi sul cubo. Dietro avanzano le dabaret di due bambine vestite uguali che interrompono la scena. Lei ride e si allontana un poco da lui che continua a improvvisare fin quando stremato crolla a terra.

    Queste due sanno quello copionni vogliono. Poco dopo Elisabeth esce da dietro il paravento, vestita elegantemente di nero.

    Mi parli di quanto sono bravo. Lei gli dà un colpetto sulla spalla destra. Il cabsret è disperato. È copoini vero peccato. Prende la sedia, si cabarey e applaude. Pausa Eppur quel giorno chissà quando un uomo con le mani come polpo mi ha preso, come calice mi cabqret preso, il corpo non più morto si muoveva si muoveva, si muoveva. Tu mi capisci vero?